L’azienda si estende per circa 8 ha. di terra, di cui oltre la metà allevati a Nero d’Avola.
Seguono altre eccellenze, tra cui il Moscato Bianco, il Syrah, il Malvasia e Grillo.

E così doveva essere, perché la città di Pachino è avvolta da una affascinante leggenda che coinvolge persino l’etimologia del nome. Si presume che derivi dal greco pachis (abbondante) e oinos (vino), caratterizza un terroir vocato e devoto alla produzione nel Val di Noto, su uvaggio di uve Nero d’Avola.

Questo è il racconto di tre eccellenze vinicole nate in Sicilia e diffuse in tutta l’Italia Meridionale, arrivando alla Borgogna e alla Gironda francesi.
Una vicenda che attraversa anche periodi molto bui e di carestia.

Se nel 1848 Noto poteva vantare circa 2000 ettari di vigneto, Pachino nel 1929 ne vantava circa 3.000 ettari, a testimonianza dell’importanza che rivestiva la vitivinicoltura in questa zona, purtroppo però a cavallo fra l’800 e il ‘900 i vigneti vengono distrutti dall’avvento della fillossera che causa l’abbandono della cultivar a favore di vigneti alternativi.

Sembra che il Nero d’Avola stesse scomparendo, ma grazie a un inedito innesto, in combinazione con barbatelle di “Riparia”, riesce a risollevarsi.
La rinascita è sorprendente, e i vigneti si perpetuano ancor oggi, con tutta la ricchezza di un bouquet intenso che profuma di frutti di bosco. Nel 1933 i vini “Eloro” partecipano alla Prima Mostra-mercato dei vini tipici a Siena, dove vengono ampiamente apprezzati.


Eloro diventa così conferma della qualità e dell’unicità del nostro territorio: il vino prestigioso ha raggiunto una precisa denominazione DOC controllata, in data 3 Ottobre 1994. Un mix sapiente di vini rossi e rosati, è la chicca di Pachino, Noto, Rosolini, Portopalo e Ispica, nel terroir del Val di Noto.

Il Nero d’Avola Eloro di Sissiri sarà il prossimo fiore all’occhiello dell’azienda. Dal rosso rubino intenso, un sapore asciutto e vinoso, di carattere.